Don Vittorio, negli anni, ha sempre portato la sua persona dentro i cuori dei suoi fedeli, amici e compagni di vita. Con una preparazione invidiabile, ha inserito ,all’interno di alcuni volumi, l’essenza della sua persona, inventando e colorando , ciò che di più bello era alla sua portata : la Fede.
Sono perle di un pensiero sempre rivolto al suo Paese, ma suggerito dal suo credo e dal suo instancabile modo di dimostrarlo . il sorriso.
Grazie don Vittorio; … per sempre un abbraccio …. ( C.G.)

Bussò il vento
Bussò il vento come un uomo stanco
Ed io garbata ‘Entra’ gli risposi Con ferma voce e allora egli rapido Entrò nella mia camera
Ospite senza piedi
Invitarlo a sedere era impossibile
Tanto sarebbe valso presentare
All’aria una poltrona
Ed ossa non aveva, per tenerlo
Il suo parlare era come il fiato Di molti colibri ronzanti insieme
Da un celeste cespuglio Un’onda, la sua faccia e mentre andava Dalle dita una musica gli usciva
Di suoni tremuli Soffiati nel cristallo
Indugio, sempre qua e là movendo
Poi timidamente
Bussò di nuovo fu come una raffica
Ed io rimasi sola.
(Emily Dickinson) (Frate vento 2011)
L’albero e io
Con questa canzone, Guccini immagina un’ipotetica sepoltura che desidererebbe sono un grande albero. L’albero è il simbolo della continuità della vita e quando le sue radici divente ranno un tutt’oro con coli che riposa ai suoi piedi, sembreranno rendergli nuova vita, in un innalzarsi quasi prepotente verso il cielo
“Quando il mio ultimo giorno verrà dopo il mio ultimo sguardo sul mondo, non voglio pietra su questo mio corpo, perché pesante mi sembrerà. Cercate un albero giovane e forte, quello sarà il posto mio; voglio tornare anche dopo la morte sotto quel cielo che chiaman di Dio. Ed in inverno nel lungo riposo, ancora vivo, alla pianta vicino, come dormendo, staró fiducioso nel mio risveglio in un qualche mattino. E a primavera, fra mille richiami, ancora vivi saremo di nuovo e innalzerò le mie dita di rami verso quel cielo cosi misterioso. Ed in estate, se il vento raccoglie l’invito fatto da ogni gemma fiorita, sventoleremo bandiere di foglie e canteremo canzoni di vita. E cosi, assieme, vivremo in eterno qua sulla terra, l’albero e io sempre svettanti, in estate e in inverno contro quel cielo che dicon di Dio.“
Francesco Guccini ( Un Albero a Torretta 2008 )
Quito Silenzio


ORIGINE DI UNA VOCAZIONE
“Prima di formarti nel grembo materno,ti ho conosciuto, prima che tu uscissi alla luce, ti ho consacrato.”(Ger1,5)
“In questa parola di Dio trovo rivelata l’origine della mia vocazione di monaca Carmelitana Scalza, cioè di una vita tutta dedicata a Dio e ai fratelli insieme con le mie consorelle.
Come è potuto accadere ancora oggi che una ragazza possa decidere di rinchiudersi tra quattro mura di un convento di clausura? Credo che la risposta sia sempre una: Dio. Egli che ama ogni uomo, dà risposta alle domande fondamentali che ci portiamo dentro: “Donde vengo? Chi sono? Dove andrò? Chi può riempire la mia vita?” Proprio queste domande si sono fatte strada in me attraverso le normali vicende della vita. Allora ero una studentessa universitaria… Avevo una famiglia che mi voleva bene, amicizie e tanti sogni… Fino al giorno in cui constatai quanto
inconciliabile: un futuro oscuro e frustante si profilava davanti a me. Che fare? Arrendersi? … “Rientrai in me stessa” come il figliol prodigo della parabola evangelica, era come il risveglio mattutino della coscienza e chiesi aiuto a Dio.”
Teresa incontra un sacerdote della sua parrocchia, che, dopo un colloquio, la invita al “Gruppo Giovani”: è fraternamente accolta. Nel silenzio inizia la lettura di vita dei Santi e dei martiri missionari.
“Gesù fissò lo sguardo su di lui, e lo amò”(Mc10,21)
“E così tornai ad aprire le porte della mia vita a Dio, che scoprii tanto vicino a me da sentirmi avvolta dal suo sguardo. Il cielo era dentro di me e la preghiera diventò rapporto di amicizia con Lui, e a Lui offrii la mia vita contro guerre ingiustizie e fame. D’ora in poi la mia vita sarebbe stata consacrata a Lui per sempre! E mi sentii la donna più fortunata del mondo! E dov’era il luogo più adatto per donare la mia vita a Dio e ai fratelli se non la clausura? Sono trascorsi 17 anni dalla mia entrata al Carmelo, dove vivo con altre 14 consorelle: qui la sua Grande Misericordia mi ha condotto e mi accompagna ogni giorno, sento ogni giorno di più la riconoscenza per il dono ricevuto e la gioia di sapere che la vita è una continua chiamata.”
Sr. Maria Teresa Carmelitana Scalza Verona . Riduzione da una sua lettera. (Le Origini 2013)
